I canoni della tradizione bergamasca

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Il termine tradizione ( dal latino traditiònem  che deriva da tràdere = consegnare, trasmettere) può assumere diverse accezioni.

In questo caso,  s’ intende quell’insieme di saperi di carattere artigianale ed artistico  che vengono tramandati da padre in figlio o da maestro ad allievo  e che  contribuiscono a delineare  la professione di burattinaio  di tradizione popolare.

La tradizione che abbiamo ereditato dai nostri Maestri d’Arte continua a vivere nel nostro lavoro, trasformandosi sì per alcuni aspetti, ma rimanendo  comunque sostanzialmente fedele a se stessa e ai  canoni classici che la distinguono.

Cosa deve saper fare un burattinaio per  agire nel solco della  tradizione  bergamasca?

Oggi come allora, il  burattinaio  deve prendersi cura di tutti gli aspetti artigianali del proprio lavoro:  dalla scultura dei burattini nel legno  di cirmolo alla pittura degli scenari, dalla scrittura dei testi di fiabe e commedia all’allestimento meticoloso della sua baracca,  corredata di sipario , quinte e fondali come un vero teatro, dall’ animazione verosimile dei burattini alla recitazione sempre e solo “a soggetto” e “all’improvviso”,  nel solco della tradizione teatrale italiana della Commedia dell’Arte.

Ogni tradizione italiana ha un personaggio popolare che la rappresenta.

Nelle baracca dei burattinai che agiscono nel solco della  tradizione bergamasca,  l’eroe popolare e protagonista assoluto è il personaggio di Gioppino  Zuccalunga,  spesso accompagnato dall’eterna fidanzata ( a volte moglie)  Margì.

 

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